Giardinaggio – SpazioPiante.it https://www.spaziopiante.it Il sito dedicato alle piante, alberi e fiori... Tue, 26 Sep 2017 05:01:05 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9 Compostaggio cosa è? Come si forma…Video https://www.spaziopiante.it/compostaggio-cosa-e-come-si-forma-video/ https://www.spaziopiante.it/compostaggio-cosa-e-come-si-forma-video/#respond Tue, 15 Aug 2017 17:05:59 +0000 https://www.spaziopiante.it/?p=5779 Teoria del Compostaggio Per il compostaggio bisogna partire dal principio e spiegare come si forma l’HUMUS, la parte più viva di un sottobosco dove vivono insetti, piante, funghi, ecc.. ecc.., lo scopo e quello di ricreare del terreno per le nostre piante d’appartamento o per il nostro giardino riciclando quello che va buttato. Come si forma […]

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Teoria del Compostaggio

Per il compostaggio bisogna partire dal principio e spiegare come si forma l’HUMUS, la parte più viva di un sottobosco dove vivono insetti, piante, funghi, ecc.. ecc.., lo scopo e quello di ricreare del terreno per le nostre piante d’appartamento o per il nostro giardino riciclando quello che va buttato.

Come si forma l’Humus

Piante e foglie morte, frutti caduti alsuolo, spoglie e deiezioni d’animali, inaltre

compostaggio
Foto sottobosco

parole, tutte le sostanze organiche che si accumulano nel sottobosco, diventano il nutrimento, la fonte di vita del super-organismo formato dagli innumerevoli e microscopici esseri viventi che popolano il terreno.

Le grandi molecole organiche presenti nei vegetali (amidi, zuccheri, cellulosa, resine, oli..) diventano cibo per i batteri eper altri micro organismi che dalla degradazione di queste molecole, a base di carbonio, traggono energia. Alla presenza di una giusta quantità di sostanze contenenti azoto (nitrati, urea, proteine..) i batteri posso non utilizzare questa energia per sintetizzare nuove proteine e moltiplicarsi.

Pertanto in condizioni ottimali, a spese della materia organica sempre più degradata, può crescere in modo vertiginoso la popolazione di batteri.

Dal punto di vista chimico quello che abbiamo sinteticamente descritto è una progressiva ossidazione biologica delle complesse sostanze organiche per opera dei micro organismi che vivono nel terreno. Grazie alla loro attività il carbonio organico si lega all’ossigeno atmosferico formando anidride carbonica ed acqua.

Da questa reazione si libera energia che, in parte, i batteri stessi utilizzano per le loro funzioni vitali ed in parte è dispersa nell’ambiente, sotto forma di calore. Quello che non è gradito come cibo ai batteri è invece appetibile a muffe e funghi che lasciando come scarto del loro banchetto molecole ancora più semplici, si moltiplicano anch’essi fino a quando c’è cibo a sufficienza.

Su quello che resta dell’originaria materia organica e sugli stessi batteri e funghi, si avventa una miriade d’organismi di maggiori dimensioni quali insetti, artropodi, anellidi che, oltre a finire di mangiare le briciole, scavano e rimescolano quello che ormai è diventato un soffice terriccio bruno su cui l’ossigeno dell’aria e l’acqua apportano le ultime trasformazioni chimico-fisiche.

Dopo qualche mese, finito il grande banchetto, dell’originaria materia organica morta e delle sue strutture macroscopiche non vi è più traccia.Tutto si è trasformato in una cosa nuova, il Compost

Il Compost

compostaggio
Foto Compostaggio da giardino

Ovvero un terriccio fine ricco d’organismi viventi e di sostanze nutritive, nelle condizioni fisiche e chimiche ottimali per essere facilmente assorbite dalle radici delle piante.

Molto  del carbonio organico presente nella biomassa morta è tornato in atmosfera sotto forma d’anidride carbonica, pronta ad essere assorbita dalle piante verdi per ridiventare, grazie all’energia solare e alla foto sintesi clorofilliana, nuovamente biomassa vegetale vivente (foglia, fiore, frutto, corteccia, frutto). E il grande ciclo della vita può continuare.

La ricetta “Veloce” per un buon compostaggio domestico

Affinché’ i processi di humificazione e compostaggio di sostanze organiche vegetali vadano a buon fine, anche in condizioni artificiali, sono indispensabili i seguenti ingredienti:
  • Un volume di biomassa finemente triturata di circa 1 metro cubo, formata di 30 parti di carbonio e 1 parte d’azoto
  • aria a volontà
  • acqua, quanto basta al benessere di muffe, funghi e batteri
  • un po’ di batteri e microrganismi,
  • qualche lombrico

Mescolare bene questi ingredienti, operare affinché l’aria circoli sempre in abbondanza in questo “impasto” e la quantità d’acqua si mantenga nelle giuste proporzioni. Nel materiale sottoposto a compostaggio si assisterà, in ordine di tempo, ai seguenti fenomeni:

  1. sviluppo di colonie di muffe e funghi
  2. riscaldamento progressivo, fino a raggiungere 50-60 °C, al suointerno
  3. disgregazione dei componenti, con una riduzione del volume inizialefino al 50%
  4. raffreddamento del compost
  5. eventuale diffusione di lombrichi all’interno del cumulo di compost

Se la ricetta è ben eseguita e se il materiale trattato è frequentemente rimescolato, l’intero processo di compostaggio può durare anche alcuni giorni; lasciando il cumulo fermo e avendo provveduto solo ad una grossolana triturazione, il compostaggio completo richiederà alcuni mesi (da 4 a 5 mesi, secondo la stagione).

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Blumat per piante domestiche, sistema d’irrigazione passiva per vasi https://www.spaziopiante.it/blumat-per-piante-domestiche-sistema-dirrigazione-passiva-per-vasi/ https://www.spaziopiante.it/blumat-per-piante-domestiche-sistema-dirrigazione-passiva-per-vasi/#respond Thu, 10 Aug 2017 19:19:02 +0000 https://www.spaziopiante.it/?p=5691 Il cono Blumat per piante domestiche è un sistema d’irrigazione. Il Blumat per piante domestiche è un cono in argilla, e il suo utilizzo è ormai ampiamente diffuso; io personalmente li uso e mi trovo bene. Li ho conosciuti quando sono andato dal mio hobbyflora di fiducia e li ho visti; al primo impatto ero scettico […]

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Il cono Blumat per piante domestiche è un sistema d’irrigazione.

Il Blumat per piante domestiche è un cono in argilla, e il suo utilizzo è ormai ampiamente diffuso; io personalmente li uso e mi trovo bene. Li ho conosciuti quando sono andato dal mio hobbyflora di fiducia e li ho visti; al primo impatto ero scettico circa l’effettiva utilità di tali strumenti, comunque  ne ho comprati 2 per sperimentarne l’efficacia: dovevo andare in vacanza e non avendo un impianto a goccia e non volendo utilizzare le bottiglie capovolte, ho deciso di provarli. Il suo funzionamento semplice e efficace ha salvato me e le mie piante d’appartamento; adesso vi spiego nel dettaglio cosa sono e come si usano.

Cosa è il Blumat per piante domestiche?

Blumat per piante domestiche
Blumat per piante domestiche

È un cono alto 10 cm ed è formato da due parti, una in terracotta e la parte superiore in plastica, il suo funzionamento è passivo (non richiede corrente o batterie) quindi rappresenta uno strumento ecologico. La parte inferiore dei coni di terracotta per irrigazione è cavo, la terracotta è un materiale poroso che pertanto, permette all’acqua di evaporare o di uscire tramite i suoi pori. Sulla parte superiore ci sono due estremità di plastica:  quello arancione è un adattatore che serve per ancorare la parte in terracotta e la parte superiore, all’estremità in alto troviamo il tappo che è collegato con un un tubicino di 80 cm. che si immerge nel recipiente contenente acqua.

Bblumat come funziona?

Bblumat come funziona
Bblumat come funziona

Il funzionamento dei coni di terracotta per irrigazione è semplice e utilizza il principio del Tensiometro che è uno strumento formato da un contenitore a forma di cono o tubo a punta porosa, il contenitore va riempito d’acqua e infilato nel terreno. Se il terreno è secco, assorbe acqua tramite il materiale poroso dando al terreno la giusta quantità di aacqua;  se invece il terreno è bagnato o saturo, l’acqua non fuoriesce. Tale meccanismo viene utilizzato altresì per misurare la pressione interstiziale.

 

Bblumat istruzioni.

Togliere il tappo verde. Mettere il
cono in ceramica per 15 min.
nell’acqua. Successivamente
riempire con acqua fino al bordo e
richiudere saldamente con il tappo
verde.

Inserire il cono in ceramica
completamente dentro la terra. Per
vasi più grandi, usare 2 pezzi; in
caso di fioriere 1 pezzo ogni 15 – 20
cm. Attenzione che il cono aderisca
bene alla terra.

Immergere il tubo di alimentazione
fino al fondo di un contenitore
d’acqua. Attenzione: i contenitori
d’acqua non trasparenti riducono la
formazione di alghe.

 

Il livello dell’acqua del contenitore
deve essere più basso rispetto al
tappo verde. Alzando o abbassando
il contenitore si aumenta e
rispettivamente si riduce l’apporto
d’acqua.

Quanto costa?

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Irrigazione a goccia: economizzare l’acqua in eccesso https://www.spaziopiante.it/irrigazione-a-goccia-economizzare-lacqua-in-eccesso/ https://www.spaziopiante.it/irrigazione-a-goccia-economizzare-lacqua-in-eccesso/#comments Sun, 09 Jul 2017 08:01:51 +0000 http://www.spaziopiante.it/?p=5591 Come costruire un impianto di irrigazione a goccia con pochi euro e pochi minuti Disporre di un sistema automatico di irrigazione per le piante sul terrazzo o come coltivare i pomodori sul balcone, ha molti vantaggi, soprattutto quando dobbiamo andare in vacanza o non abbiamo tempo per farlo, la tecnologia ci viene in aiuto. L’Irrigazione a goccia […]

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Come costruire un impianto di irrigazione a goccia con pochi euro e pochi minuti

Disporre di un sistema automatico di irrigazione per le piante sul terrazzo o come coltivare i pomodori sul balcone, ha molti vantaggi, soprattutto quando dobbiamo andare in vacanza o non abbiamo tempo per farlo, la tecnologia ci viene in aiuto.

irrigazione gocce sul balcone
irrigazione gocce sul balcone

L’Irrigazione a goccia evita innanzitutto di lasciarle all’asciutto se ci allontaniamo da caso o se ci dimentichiamo . Evita di fornire troppa acqua ma permette di mantenere il terriccio umido quanto basta per la loro crescita. Impedisce sprechi di acqua senza  costringerci a pesanti “viaggi” tra la cucina e il balcone con l’annaffiatoio in mano. Inoltre potremo bagnare le piante quando siamo certi che il loro gocciolamento non dia fastidio a nessuno, durante la notte, ad esempio, o al mattino presto, momenti privilegiati per annaffiare le piante. Basta disporre di un rubinetto sul terrazzo per poter automatizzare con estrema facilità l’irrigazione  di tutte le piante.

Per le tue piante tante soluzioni per l’irrigazione a goccia

kit irrigazione gocce
kit irrigazione gocce

Acquistiamo un Automatico 25 m DIY 30 con automatico timer; ne troviamo di diversi tipi completi di programmatore, di tubo e di gocciolatori utili per 20 piante (costo circa 30/40 euro per i più semplici). Ci basta avere un paio di forbici per montare l’intero sistema, non servono altri attrezzi.
Per prima cosa disegneremo su un foglio di carta la disposizione delle piante sul terrazzo e il tracciato ideale del tubo per collegarle tutte, partendo dal rubinetto fino alla pianta più lontana. Il tubicino che utilizziamo, estremamente flessibile, può essere fissato al muro con i chiodi da elettricista (quelli usati per fissare i cavi) oppure lasciato libero, appoggiato sui vasi, seminascosto dalle piante stesse.

Irrigazione a goccia terrazzo

Come funziona irrigazione gocce
Come funziona irrigazione gocce

Il modo più semplice di procedere è quello di disporre il tubo dal rubinetto fino al vaso più lontano cercando di sistemarlo nella posizione definitiva per valutarne la giusta lunghezza.Tagliamolo e utilizziamo il restante tubo a disposizione per raccordare il tubo con ogni vaso. La tecnica è semplice e bastano delle forbici. Tagliamo il tubo in prossimità di un vaso e inseriamo un giunto a T: a questo giunto collegheremo un pezzo di tubo con il

o i gocciolatori che ci servono.

 

Istruzioni del kit irrigazione gocce
Istruzioni del kit irrigazione gocce

Per stabilire quanti gocciolatori ci servono, guardiamo sulla confezione: è riportata la portata d’acqua dei gocciolatori. Poniamo che sia 2 litri all’ora: significa che in un quarto d’ora forniremo alla pianta circa mezzo litro d’acqua ( pari a circa 2 bicchieri pieni). Sulla base di questa valutazione e a seconda delle dimensioni del vaso e della pianta, mettiamo uno o due gocciolatori per vaso.Nel giro di due ore abbiamo montato l’intero impianto e non dobbiamo fare altro che programmare la centralina per stabilire quando deve erogare acqua e per quanto tempo (di

Risultato del kit irrigazione gocce
Risultato del kit irrigazione gocce

solito bastano 5-10 minuti al giorno in questa stagione). Possiamo modificare l’impianto a piacimento inserendo nuovi gocciolatori o escludendone, senza particolari limitazioni.

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Caprifoglio | Lonicera spp. (fam. Caprifoliaceae) https://www.spaziopiante.it/caprifoglio-lonicera-spp-fam-caprifoliaceae/ https://www.spaziopiante.it/caprifoglio-lonicera-spp-fam-caprifoliaceae/#respond Sat, 29 Apr 2017 09:40:15 +0000 http://spaziopiante.it/?p=4854 Forma biologica caprifoglio P-lian (Fanerofta lianosa) Caprifoglio del Giappone Lonicera japonica la Lonicera japonica appartiene alla famiglia delle Caprifoliaceae Corotipo caprifoglio pianta SE-europea Difusione caprifoglio mediterraneo Il caprifoglio trae le sue origini dall’Europa sud-orientale. In Italia è diffuso in tutte le regioni peninsulari fino a oltre i 1000 metri di quota nei boschi, soprattutto associato a castagno, […]

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Forma biologica caprifoglio
P-lian (Fanerofta lianosa)

Caprifoglio del Giappone Lonicera japonica la Lonicera japonica appartiene alla famiglia delle Caprifoliaceae

Corotipo caprifoglio pianta

SE-europea

Difusione caprifoglio mediterraneo

Il caprifoglio trae le sue origini dall’Europa sud-orientale. In Italia è diffuso in tutte le regioni peninsulari fino a oltre i 1000 metri di quota nei boschi, soprattutto associato a castagno, rovere, roverella, cerro e nel sottobosco dove crea una fitta ragnatela che può soffocare le giovani piante.

Nell’Arcipelago Toscano cresce bene sull’isola d’Elba lungo la cresta del monte Capanne, dove forma cespugli isolati di fori profumati e di colore variabile dal bianco al giallo. È possibile trovarla anche sull’isola del Giglio, nei pressi della Cala dell’Allume.

Caratteristiche botaniche Caprifoglio

caprifoglio immagini
Caprifoglio immagini

Pianta caprifoglio di tipo rampicante e lianosa che raggiunge i 5-6 m di sviluppo. Il fusto trova supporto su altri alberi ed arbusti o su tutori artificiali. Presenta foglie ovato-ellittiche con margine intero, spesse, di colore verde glauco.

Le foglie si inseriscono direttamente sui rami senza piccioli, in posizione opposta. I fori sono portati in infiorescenze terminali e sono caratterizzati da un profumo intenso e da un lungo tubulo con due specie di labbra, dalle quali fuoriescono 5 stami con le antere gialle e lo stilo.
Fioriscono da aprile a giugno dopo la fogliazione. I frutti sono delle bacche, glabre e rosse a maturità o, in alcune varietà, giallo-arancio, con un solo seme ellissoidale, appiattito e solcato; i frutti maturano in estate.

Coltivazione Caprifoglio

A questo genere appartengono moltissime specie che crescono in territori anche molto diversi tra loro. La maggior parte delle specie gradisce posizioni soleggiate o parzialmente ombreggiata e resiste ai climi rigidi.
In generale, il caprifoglio non ha particolari esigenze pedologiche, ma predilige terreni freschi, ben drenati, poco argillosi. Per quanto riguarda il fabbisogno d’acqua, saranno necessarie abbondanti annaffiature durante il periodo primaverile-estivo per la coltivazione in vaso e andranno scelti contenitori adatti allo sviluppo vigoroso della specie.
caprifoglio
Caprifoglio immagine
Dato che le piante ottenute dal seme fioriscono solo dopo alcuni anni si utilizza maggiormente la moltiplicazione per talea, sia per le specie arbustive che per quelle rampicanti, da effettuarsi in luglio-agosto o in settembre-ottobre, mettendo a radicare porzioni di fusto della lunghezza di circa 10 cm in una miscela di torba e sabbia.
I rampicanti sempreverdi vengono messi a dimora in aprile-maggio e necessitano dell’aggiunta di sostanza organica; quelli a foglia caduca e quelli a portamento arbustivo in ottobre o in marzo. Gli esemplari piantati in pieno campo necessitano a primavera di una pacciamatura a base di terriccio di foglie o di una composta ben matura.
Si possono inoltre ottenere nuove piante utilizzando il metodo della propaggine, interrando parzialmente i rami bassi e flessibili, tra agosto e novembre, avendo cura di staccarli dalla pianta madre solo a radicamento avvenuto, circa dopo un anno. Le specie a portamento arbustivo necessitano di una potatura annuale dei rami giovani, che andranno portati a metà lunghezza.
Le specie a portamento rampicante dovranno essere sottoposte, in marzo-aprile, a una potatura di sfoltimento, volta all’eliminazione dei rami morti o mal sviluppati e all’accorciamento dei germogli laterali che andranno portati alla lunghezza di 15 cm. Tra le avversità troviamo gli afidi che possono attaccare fori e germogli, provocandone la deformazione.
Tra le patologie troviamo l’oidio e il mal del piombo: le foglie della pianta diventano color argento e i rami seccano.

Micropropagazione (L. japonica e L. maackii)

Questa tecnica è perlopiù conosciuta per altre specie e qui sono riportate come indicative per estrapolare il protocollo da utilizzare. Si prelevano le porzioni apicali di giovani piantine, che sono inizialmente lavate per 5 minuti con una soluzione di Tween-20 all’1% (v/v), quindi sterilizzati immergendoli in una soluzione di etanolo (70% v/v) per 1 minuto e infine in ipoclorito di sodio 0.525% (v/v) per 15 min.
Caprifoglio
Pianta caprifoglio
Dopo una serie abbondante di risciacqui con acqua sterile gli espianti sono tagliati dalla base a 2 cm di lunghezza, le foglie più basse sono rimosse e infine posti in contenitori con l’appropriato mezzo di coltura. Questo è costituito dal mezzo solido MS integrato con mio inositolo (100 mg/L), saccarosio (3.0% p/v), BA (2.5 mM) e IBA (1.25 mM).
Gli espianti sono stati tenuti per 8 mesi nel mezzo di mantenimento, i germogli moltiplicati sono subcolturati ogni 4 settimane con mezzo fresco della stessa composizione e fatti sviluppare in una camera di crescita a 25°C con un fotoperiodo di 16h di luce. La temperatura può variare in funzione della specie impiegata: per Lonicera caerulea il range migliore è 26-20°C, più elevato del consueto 24-20°C utilizzato generalmente per la micropropagazione.
La radicazione può avvenire in vitro o extra vitro, impiegando auxine (IBA, NAA o IAA), facendo attenzione a porre subito le piantine in condizioni extra vitro, dopo che si sono formate le radici. Buoni risultati sono ottenuti con MS ½ della forza, addizionato con IBA (4.0 mM).
La radicazione extra vitro prevede un substrato inerte sterile (es. Premier Pro-Mix) e l’uso e delle auxine (circa 1.0 mM) per favorire la formazione di radici; le piantine vengono tenute in camera di crescita nelle stesse condizioni della coltura sterile. I germogli sono bagnati con un velo d’acqua due volte al giorno.
Dopo una settimana inizia l’acclimatazione graduale alle condizioni ambientali, aprendo il coperchio e aumentando progressivamente le dimensioni dell’apertura per un periodo di due settimane.

Organi della pianta utilizzati

Vengono utilizzate le parti aeree.

Composizione chimica e principi attivi

I fori contengono acido salicilico, mentre i frutti sono molto pericolosi per la loro tossicità. Da un’analisi condotta sui fori di L. japonica, il componente principale è il germacrene D, in tutti gli stadi della fiorituria; linalolo e α-farnesene sono in alte concentrazioni nei fori freschi ed entro le 24 ore ma diminuiscono gradualmente nel tempo.

Proprietà e usi Caprifoglio

  • Usi medicinali 
I risultati dello studio di Svobodová hanno riportato l’efetto protettivo dei polifenoli di L. caerulea contro lo stress fototossico da UVB sui cheratinociti umani HaCaT. Questi risultati devono però essere dimostrati in vivo.
Il decotto preparato dai fori serve come bechico per curare la tosse secca e stizzosa e come mucolitico nelle forme catarrali. Un tempo le foglie e i fori venivano impiegati nella medicina popolare per curare l’insonnia e lenire i dolori.
  • Usi alimentari 
In alcune parti d’Italia i fori vengono consumati come caramelle.
  • Usi cosmetici 
Papageorgiou ne descrive la capacità antimicrobica e parla del suo potenziale utilizzo in numerosi prodotti di cosmetica come conservante. Usi ornamentali Vengono usate a scopo ornamentale, per la formazione di pergolati e per rivestire muri o barriere.

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Lavanda | Lavandula stoechas (fam. Labiatae) https://www.spaziopiante.it/lavanda-lavandula-stoechas-l-fam-labiatae/ https://www.spaziopiante.it/lavanda-lavandula-stoechas-l-fam-labiatae/#respond Tue, 11 Apr 2017 09:06:33 +0000 http://spaziopiante.it/?p=4719 Lavanda selvatica o stecade La Lavanda o lavandula stoechas in antichita veniva usata come oggi come profumatore per mobili o ambientale. Forma biologica NP (Fanerofita nana) Corotipo Steno-mediterranea Diffusione La lavanda selvatica è una pianta strettamente mediterranea, che, però, non è presente in tutte le regioni del bacino. Si trova nelle regioni costiere del Mediterraneo con l’eccezione della […]

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Lavanda selvatica o stecade

La Lavanda o lavandula stoechas in antichita veniva usata come oggi come profumatore per mobili o ambientale.

Forma biologica

NP (Fanerofita nana)

Corotipo

Steno-mediterranea

Diffusione

La lavanda selvatica è una pianta strettamente mediterranea, che, però, non è presente in tutte le regioni del bacino. Si trova nelle regioni costiere del Mediterraneo con l’eccezione della Libia, dell’Egitto e del versante adriatico della Penisola italiana. In Italia è presente in Liguria, in tutte le regioni tirreniche e ioniche e nelle isole. Nell’Arcipelago Toscano la “gariga a labiate” è presente lungo i sentieri montani e nel piano termo-mediterraneo dell’isola d’Elba, nello stesso habitat di Capraia, Montecristo e Giannutri.

Caratteristiche botaniche

Lavanda
Foto Lavanda

La pianta è un frutice alto 40-60 cm, eccezionalmente fino a 120 cm, di colore grigiastro per la fitta tomentosità, con ramificazione non fitta ma densamente fogliosa e portamento eretto. I rami giovani sono tomentosi e tetragoni. Le foglie persistenti, opposte, lineari o lineari-lanceolate, lunghe 1-3 cm, larghe pochi millimetri, con margine ripiegato e nervatura principale pronunciata, biancotomentose su entrambe le pagine. All’ascella delle foglie sono inseriti ciuffi di foglie più piccole. I fiori sono riuniti in una vistosa e compatta infiorescenza a spiga, ovato-cilindrica e leggermente angolosa, lunga 2-3 cm e sormontata da un gruppo di 2-3 brattee ben sviluppate, di colore viola, blu o purpureo. I fiori hanno un calice tomentoso, lungo circa mezzo millimetro o poco più. La corolla è di colore blu-violaceo lunga circa mezzo centimetro, gamopetala, leggermente bilabiata ma apparentemente regolare, con tubo terminante in 5 lobi quasi uguali e arrotondati. Gli stami sono 4 e sessili. Il frutto è un achenio trigonale.

Coltivazione

lavanda
Foto coltivazione della lavanda

La lavanda stecade, pur essendo resistente alla siccità e abbastanza rustica, predilige terreni profondi e freschi e ben drenati per il conseguimento di buone rese. Sia che venga coltivata in vaso che in pieno campo, particolare attenzione va rivolta al drenaggio del terreno evitando ristagni idrici. Non ama climi troppo piovosi, soprattutto nei mesi invernali. Predilige terreni neutri o alcalini terreni. La propagazione avviene generalmente per via vegetativa mediante radicazione in vivaio di talee erbacee apicali della lunghezza di 5-10 cm, raccolte in primavera o in autunno da piante madri giovani, trattandole preferibilmente con ormoni rizogeni. Il trapianto con talee ben sviluppate di un anno si esegue in primavera adottando distanze tra le file di 100 cm e di 50 cm sulla fila. La durata dell’impianto è di circa 3-4 anni e con il tempo si ha un aumento della legnosità ed una riduzione della resa in oli essenziali. Viene raccolta quando le piante sono in fase di fioritura e nell’effettuare il taglio è da tener presente che l’essenza si trova soprattutto nelle infiorescenze, per cui è opportuno ridurre la presenza dello stelo e delle foglie basali.

Micropropagazione (L. officinale e L. angustifolia)

Per le colture in grande scala si può partire dai semi o dalla propagazione per talea. La micropropagazione viene effettuata a partire da piccoli germogli ottenuti da semi germinati in condizioni sterili o da nodi o da porzioni apicali del fusto. Quando si utilizzano i semi, la sterilizzazione è eseguita con detergente, ipoclorito di sodio e successivi risciacqui in acqua; i semi sterili vengono lasciati germinare al buio, a 26°C, in piastre contenenti agar disciolto in acqua. La sterilizzazione dei piccoli rametti avviene separando inizialmente tutte le foglie e trattando i rametti con una soluzione di detergente per 30 minuti e successivamente sterilizzandoli con ipoclorito di sodio. I piccoli rami vengono quindi tagliati in modo da avere delle piccole porzioni che comprendano dei nodi e ognuna di queste viene posta in posizione orizzontale con un appropriato mezzo di coltura alla luce (fotoperiodo di 16 ore di luce) e alla temperatura di 25°C. Il mezzo di proliferazione utilizzato per i germogli è MS (macro e microelementi) con l’aggiunta di mioinositolo, tiamina e fitoregolatori quali BA e talvolta gibberelline (GA3). Questo mezzo induce la proliferazione di germogli dalle gemme terminali e ascellari. Le piantine raggiungono la lunghezza di 2-3 cm dopo 2 mesi la messa in coltura. La fase di radicazione (20-30 giorni) prevede il trasferimento dei germogli in un substrato contenente NAA; talvolta l’aggiunta di gibberelline nel mezzo di proliferazione può influenzare negativamente la radicazione. Le piante micropropagate sono acclimatate facilmente in serra, con l’impiego di terriccio costituito da torba e stagno e tenute coperte con cellophane per 10 giorni per mantenere alta l’umidità ambientale. Dopo circa un mese sono trasferite all’aperto.

Organi della lavanda pianta utilizzati

Si utilizzano le infiorescenze.

Composizione chimica e principi attivi

Il componente principale dell’olio essenziale è il fenchone (52.6% nelle foglie e 66.2% nei fiori), seguito dalla canfora (13.1% nelle foglie e 27.1% nei fiori); la percentuale di olio essenziale diminuisce con l’avanzare dello stadio della fioritura.

Proprietà e usi

Usi medicinali

Si usano le foglie e i fiori essiccati in decotto per l’azione digestiva e antispasmodica; le sommità fiorite vengono inoltre usate in medicina popolare per l’azione antisettica, attribuita all’olio essenziale.

Usi cosmetici

Il macerato in olio d’oliva delle gemme fiorali viene applicato sulla pelle come antiseborroico. Inoltre, sacchettini di garza di cotone, contenenti all’interno i soli fiori o uniti ad altre parti della pianta, sono gettati nell’acqua del bagno per profumarla e per ottenere un’azione disinfettante e tonica sulla pelle.

Usi artigianali

I fiori essiccati vengono messi all’interno di sacchettini e riposti negli armadi per la loro profumazione gradevole e per l’uso come antitarme.

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https://www.spaziopiante.it/lavanda-lavandula-stoechas-l-fam-labiatae/feed/ 0 Lavanda Foto Lavanda lavanda Foto coltivazione della lavanda
Ranuncolo | ranunculus asiaticus https://www.spaziopiante.it/ranuncolo-ranunculus-asiaticus/ https://www.spaziopiante.it/ranuncolo-ranunculus-asiaticus/#respond Mon, 03 Apr 2017 10:00:46 +0000 http://spaziopiante.it/?p=4697 Ranuncolo, meraviglia multicolore Il ranuncolo può essere la fioritura che inaugura i nostri banconi nel nuovo anno. Piantando adesso i bulbi di questo fiore multicolore, li vedremo spuntare infatti prima che finisca l’inverno. Cosa sapere prima di coltivare i ranuncoli Il ranuncolo è una pianta particolarmente apprezzata per la durata della fioritura e per la rusticità. […]

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Ranuncolo, meraviglia multicolore

Il ranuncolo può essere la fioritura che inaugura i nostri banconi nel nuovo anno.
Piantando adesso i bulbi di questo fiore multicolore, li vedremo spuntare infatti prima che finisca l’inverno.

Cosa sapere prima di coltivare i ranuncoli

Il ranuncolo è una pianta particolarmente apprezzata per la durata della fioritura e per la rusticità.
Il suo nome latino ranunculus, deriva dal greco batrachion ed entrambi significano “rana” perché allo stato spontaneo cresce lungo i corsi d’acqua, predilige i terreni umidi, si adatta a quelli paludosi e comprende anche la varietà acquatica.
I fiori dei ranuncoli hanno tonalità a volte pastello altre volte assai vivide che vanno dal rosa al giallo, all’arancione, al rosso fino al bianco puro. Raggiungono un’altezza di 40 cm circa e un diametro di 5 cm e sono indicati sia per la coltivazione in vaso sia per quella in piena terra. Il bulbo non supera i 10 cm di diametro e le foglie sono simili a quelle del sedano.

Piantiamo i bulbi di ranuncoli

ranuncolo
Foto ranuncolo

Se abitiamo in regioni con climi miti, possiamo vederli spuntare già a fine inverno. Nelle regioni con inverni rigidi, dovremo attendere la primavera. Da relazionare alla latitudine dei nostri balconi è quindi anche il periodo di messa a dimora dei bulbi.
Se abitiamo al centro-sud possiamo effettuare questa operazione anche in novembre, al nord è preferibile attendere febbraio per evitare il rischio di gelate.
Il ranuncolo richiede un terreno ricco di humus e di materia organica. Concimiamolo in abbondanza prima di procedere con l’interramento dei bulbi: questa preparazione garantirà anche il mantenimento di un giusto grado di umidità. Lavoriamo a lungo il substrato preparato, tenendo in considerazione che dovrà essere molto leggero e friabile soprattutto nei primi 15 cm di profondità per dare agio alle radici, chiamate “zampe”, di crescere.
I bulbi andranno posizionati con l’occhio rivolto verso l’alto, a una profondità di 5 cm. La distanza tra un bulbo e l’altro deve essere di 7/10 cm.

Le cure del Ranuncolo

Il ranuncolo è una pianta che sa adattarsi bene alle diverse esposizioni, ma è bene ricordare che predilige il pieno sole e in questa condizione cresce e fiorisce più rapidamente.
Il terreno va costantemente bagnato, senza esagerare  in quantità per evitare pericolosi ristagni. La frequenza delle annaffiature dovrà seguire l’andamento del clima, tenendo come regola quella di non lasciare che il terreno si secchi.

Oltre  a quella iniziale, il ranuncolo richiede di essere concimato durante la crescita, con un prodotto ricco di azoto e, durante il periodo della fioritura, con un fertilizzane liquido ad alta concentrazione di potassio da utilizzarsi ogni due o tre settimane.

Questa pianta non necessita di potature, ma è bene eliminare le foglie e i fiori via via che si seccano e deperiscono. E’ un accorgimento, questo, che dobbiamo sempre rispettare per valorizzare l’aspetto estetico delle piante, ma anche per evitare il rischio di malattie fungine.

Il metodo più semplice e sicuro per moltiplicare i ranuncoli è la divisione delle radici che si pratica nei tempi della messa a dimora dei bulbi. Possiamo procedere anche per semina, ma è difficile e la prima fioritura potrà avvenire dopo due o tre anni.

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Fiori primaverili da balcone | le bulbose https://www.spaziopiante.it/fiori-primaverili-balcone-le-bulbose/ https://www.spaziopiante.it/fiori-primaverili-balcone-le-bulbose/#comments Thu, 23 Mar 2017 13:40:53 +0000 http://spaziopiante.it/?p=4648 Le Bulbose, rizomatose e tuberose Le bulbose sono piante che regalano fiori bellissimi, facili da coltivare, che si adattano bene a climi e situazioni diverse a molto adatti ad abbellire davanzali, terrazzi e giardini. Ce ne sono per tutte le stagioni. Tulipani, giacinti, narcisi, sbocciano in primavera. Begonie, dalie, allium, lilium, belle di notte regalano […]

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Le Bulbose, rizomatose e tuberose

Le bulbose sono piante che regalano fiori bellissimi, facili da coltivare, che si adattano bene a climi e situazioni diverse a molto adatti ad abbellire davanzali, terrazzi e giardini.
Ce ne sono per tutte le stagioni. Tulipani, giacinti, narcisi, sbocciano in primavera. Begonie, dalie, allium, lilium, belle di notte regalano i loro fiori in estate mentre ciclamini, colchici e crochi fioriscono in autunno inverno.

bulbose
Bulbose

Una volta messe a dimora, le bulbose si annaffiano con regolarità, fino all’ingiallimento del fogliame. Una concimazione quando spuntano le foglie, con un prodotto a rapido assorbimento, ricco di fosforo e di potassio, permette di ottenere fiori più grandi. Mentre una seconda concimazione subito dopo la fioritura arricchisce le riserve dei bulbi e di conseguenza la fioritura dell’anno successivo. Quando le foglie sono appassite, si devono lasciare asciutte, perché i bulbi e gli altri organi di riserva vanno in riposo e se vengono bagnati marciscono.

Quando piantare le bulbose

Le bulbose vanno messe a dimora in marzo-aprile, quando sono ancora a riposo. Alcune specie, come i gladioli, possono essere piantate a scaglioni, ogni 15 giorni, per prolungare la stagione della fioritura.
Le specie rustiche a fioritura autunnale (come ad esempio i ciclamini) invece si mettono a dimora da luglio a settembre. Fioriranno poi con l’abbassarsi delle temperature e le prime piogge.
Prima di piantarli, è buona norma lavorare il terreno aggiungendo almeno un 20% di sabbia di fiume, per migliorare il drenaggio.

La regola comune vuole che i bulbi vadano interrati ad una profondità pari al doppio della loro altezza. La distanza fra i bulbi dipende dalla specie:  sarà maggiore per quelle con fogliame ampio e disteso rispetto alle specie con foglie filiformi ed erette.
Subito dopo la messa a dimora, è utile distribuire sul terreno un concime organico come cornunghia o stallatico disidratato pelletto, o un concime chimico completo a lenta cessione, e annaffiare.

Dove piantare le bulbose

Nei climi particolarmente freddi è necessario estrarre dal terreno le specie delicate. Si ripuliscono i bulbi da terra, steli, radici e foglie secche, li si lascia asciugare per qualche giorno all’aria, quindi li si cosparge con una polvere anticrittogamica, per evitare che durante la conservazione si sviluppino muffe e marciume sulla superficie, e li si ripone in una scatola aperta di legno o cartone, in un luogo fresco, buio e asciutto fino al momento di  riutilizzarli. I bulbi più fragili e facili a disidratarsi, come quelli dei gigli, vanno immersi in trucioli o sabbia di fiume.

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Come annaffiare le piante da appartamento https://www.spaziopiante.it/annaffiare-le-piante-appartamento/ https://www.spaziopiante.it/annaffiare-le-piante-appartamento/#comments Wed, 22 Mar 2017 10:49:01 +0000 http://spaziopiante.it/?p=4642 Come annaffiare le piante In questo periodo le piante da appartamento attraversano un momento di grande rigoglio vegetativo. Avendo a disposizione poco terreno nel vaso, hanno la necessità di essere annaffiate molto, oltre che in modo corretto e costante, con quantità differenti a seconda delle specie. Per tutte le piante è necessario utilizzare acqua di […]

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Come annaffiare le piante

In questo periodo le piante da appartamento attraversano un momento di grande rigoglio vegetativo. Avendo a disposizione poco terreno nel vaso, hanno la necessità di essere annaffiate molto, oltre che in modo corretto e costante, con quantità differenti a seconda delle specie.

annaffiare
Annaffiare le piante

Per tutte le piante è necessario utilizzare acqua di buona qualità, possibilmente piovana, oppure acqua di rubinetto lasciata riposare per almeno 24 ore nell’annaffiatoio.
Bisogna bagnare in abbondanza il terreno, fino alla fuoriuscita dell’acqua dai fori di scolo, nel sottovaso. Se il terreno sembra impermeabile e non lascia filtrare l’acqua riempire direttamente il sottovaso. Eliminare eventuali residui dopo un paio d’ore, per evitare di lasciare ristagnare l’acqua.

Indipendentemente dalle diverse specie, annaffiare  le piante quando il terriccio comincia a seccarsi al tatto e a staccarsi dalle pareti del vaso: deve essere umido e la superficie mai asciutta.
Alcune specie come ad esempio il papiro, la calla e l’ortensia richiedono grandi quantità d’acqua. Tutte le cactacee invece, hanno la necessità, durante il periodo estivo, di acqua, ma in piccole dosi. E’ inoltre necessario aspettare che il terreno sia del tutto asciutto prima di irrigare nuovamente.
L’acqua inoltre deve filtrare bene dai buchi di drenaggio collocati sul fondo del vaso, per evitare accumuli e successive marcescenze.

Nel caso non vi sia lo spazio sufficiente per annaffiare dall’alto, procedere all’annaffiatura per immersione. Utilizzare un recipiente di grandi dimensioni, inserirvi il vaso e riempire d’acqua il recipiente fino a circa un paio di centimetri dal bordo. Lasciare il vaso in immersione alcune ore, fino a quando il terreno abbia assorbito l’acqua sufficiente ad inumidirlo tutto, infine lasciare scolare il vaso prima di riporlo a posto.

Quando annaffiare le piante

Le piante vanno annaffiate preferibilmente al mattino o alla sera per evitare sbalzi termici e evaporazioni troppo intense. Se la pianta riceve i raggi solari diretti, meglio intervenire all’imbrunire, per evitare l’effetto lente che potrebbe bruciare le foglie.
Se il clima è molto caldo, vaporizzare la chioma della pianta, soprattutto se vengono spostate all’aperto, con un nebulizzatore riempito con acqua, meglio demineralizzata per evitare di macchiare il fogliame.

Tutte le piante, e in particolare quelle che preferiscono substrati acidi, dovrebbero essere annaffiate con acqua non calcarea per evitare patologie legate all’assorbimento del ferro. E’ per questo motivo che l’acqua del rubinetto è sconsigliata per annaffiare le piante soprattutto se si vive in un comune dove l’acqua distribuita dalla rete è particolarmente calcarea.
Per ovviare a questo problema è possibile metter in atto alcuni accorgimenti, primo tra tutti quello di utilizzare acqua proveniente dai deumidificatori che è completamente demineralizzata.
Chi possiede un balcone può raccogliere in grandi ciotole l’acqua piovana, che deve essere poi raccolta in taniche e utilizzata per innaffiare.
Anche l’acqua di bollitura della pasta e delle verdure una volta che è completamente raffreddata va bene. Nel caso si utilizzi acqua di rubinetto lasciarla riposare almeno 24 ore, in questo modo sul fondo si depositano le sostanze indesiderate e il cloro presente avrà modo di evaporare. Al momento della bagnatura poi non is usano gli ultimi 4 cm dell’acqua sul fondo dell’annaffiatoio.

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Camelia – piante da appartamento e da balcone https://www.spaziopiante.it/camelia-piante-appartamento-balcone/ https://www.spaziopiante.it/camelia-piante-appartamento-balcone/#comments Fri, 10 Mar 2017 08:27:31 +0000 http://spaziopiante.it/?p=4144 La camelia – camellia japonica La Camelia fa parte della famiglia delle Theaceae ed è originaria delle zone tropicali dell’Asia. Il nome, voluto dal biologo e scrittore svedese capostipite della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi Linneo, deriva dal nome latinizzato del padre gesuita che per primo la importò dal Giappone: G.I. Kamel. E’ una pianta sempreverde […]

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La camelia – camellia japonica

La Camelia fa parte della famiglia delle Theaceae ed è originaria delle zone tropicali dell’Asia.
Il nome, voluto dal biologo e scrittore svedese capostipite della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi Linneo, deriva dal nome latinizzato del padre gesuita che per primo la importò dal Giappone: G.I. Kamel.

E’ una pianta sempreverde a portamento arbustivo o ad alberello, che in natura può raggiungere anche i 15 metri di altezza. Vanta oltre ottanta specie che differiscono tra loro per la dimensione e per  la forma ed il colore di foglie e fiori. Le prime sono generalmente di un verde intenso e carnose con forma ellittica.

camelia
Foto di un fiore di Camelia

Essendo coltivata da centinaia di anni anche in Europa, esistono molti ibridi e i fiori possono essere rosa, bianchi, rossi o, più raramente, gialli.

La varietà maggiormente coltivata è la Camelia Japonica, originaria della Corea e del Giappone. Può raggiungere alcuni metri di altezza, fiorisce in primavera con fiori dal bianco al rosso cupo e foglie ovali di un verde intenso.

Camellia japonica

 

Altra varietà molto diffusa è la Camelia Sasanqua, con foglie più piccole e di un verde meno intenso e fiori meno vistosi che sbocciano però durante l’inverno, tra dicembre e gennaio.

Camelia Sasanqua
Camelia Sasanqua

 

Coltivazione: essendo una pianta subtropicale ama le estati piovose e gli inverni asciutti, ma è comunque in grado di adattarsi molto bene ai climi temperati e di resistere al freddo. Soffre il vento ed il ristagno d’acqua e ama il terreno acido: in vaso torba, terra di bosco e foglie, (quali castagno ed erica), sono l’ideale. Meglio collocarla in penombra.

Usi: dalla varietà sinensis e assamica si produce il tè. Verde essiccando le foglie al sole, nero da successiva fermentazione ed essiccamento e oolong da fermentazione parziale. (tutte le varietà)
Dai semi di quasi tutte le qualità si ricava invece l’olio che da sempre è stato impiegato in molti campi.
In passato era usato come olio da illuminazione, mentre oggi è un ottimo lubrificante per uso industriale, un ottimo condimento per la cucina dove, sopratutto in Giappone, viene utilizzato quanto il nostro olio d’oliva.
E’ anche molto indicato per la cosmesi: calmante ed idratante, sostituisce ottimamente l’olio di capodoglio la cui caccia è fortunatamente ormai vietata.
L’olio di Camelia da tè ha poi evidenziato proprietà antibatteriche, antitumorali ed antidiabetiche.

 

Miti e leggende: l’origine del consumo di tè si perde, avvolta nel mistero di una storia lunga almeno 5000 anni, ma vi sono diverse leggende che tentano di rocostruirla…

Secondo quella cinese, l’imperatore Chen Nung, detto il Divino Mietitore per il grande impulso dato all’agricoltura, era così attento all’igiene da bere solamente acqua bollita e aveva ordinato ai suoi sudditi di fare lo stesso. Un giorno, nell’anno 2737 a.c., mentre era seduto all’ombra di un albero di tè selvatico, la Camelia, una brezza fece cadere alcune foglie nell’acqua donandole il caratteristico color oro.
Incuriosito l’assaggiò e, pervaso da un senso di benessere, ne promosse la coltivazione.

Secondo una leggenda indiana invece, a scoprire il tè fu Bodhidarma, discepolo di Buddha e primo patriarca del buddhismo Zen, che andò in Cina per raggiungere il regno Wei del nord, predicando la cultura dello spirito ed il superamento di tutte le illusioni materiali. Aveva fatto voto di non dormire per sette anni ma, dopo cinque, fu assalito dal torpore e, quasi istintivamente, raccolse delle foglie da un cespuglio vicino, la Camelia ovviamente, e masticandole recuperò le forze.

I buddhisti giapponesi, pur mantenendo elementi in comune, hanno apportato qualche modifica alla leggenda. In questa versione Bodhidarma, dopo tre anni di veglia ininterrotta, si fece prendere dal sonno e sognò alcune donne amate in gioventù. Al risveglio, furioso per la sua debolezza, si tagliò le palpebre e le sotterrò. Ripassando nello stesso luogo dopo qualche anno, vide che era cresciuto un cespuglio dalle cui foglie si poteva ricavare una bevanda che donava forza ed aiutava a mantenersi vigili durante le lunghe meditazioni: la Camelia.
Il viaggio di Bodhidarma è registrato dalle cronache cinesi durante il regno Vu Yu e datato 543 d.c.

La storia ufficiale fa risalire l’uso del tè come bevanda ai primi secoli dopo Cristo e lo vede sbarcare in Europa nel 1632.

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Ginestra dei carbonai – Cytisus scoparius https://www.spaziopiante.it/ginestra-dei-carbonai-cytisus-scoparius/ https://www.spaziopiante.it/ginestra-dei-carbonai-cytisus-scoparius/#respond Sat, 04 Mar 2017 20:31:43 +0000 http://spaziopiante.it/?p=4094 La Ginestra dei carbonai o Ginestra comune Cytisus scoparius (L.) Link (fam. Leguminosae) La  Ginestra dei carbonari o Ginestra comune è una pianta poco esigente ma riesce meglio in terreni profondi ricchi di sabbia e sostanza minerali tendenzialmente acidi senza ristagni idrici riparati e luminosi… Forma biologica Ginestra comune P-caesp (Fanero ta cespugliosa) Corotipo Ginestra comune […]

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La Ginestra dei carbonai o Ginestra comune

Cytisus scoparius (L.) Link (fam. Leguminosae)

La  Ginestra dei carbonari o Ginestra comune è una pianta poco esigente ma riesce meglio in terreni profondi ricchi di sabbia e sostanza minerali tendenzialmente acidi senza ristagni idrici riparati e luminosi…

Forma biologica Ginestra comune

P-caesp (Fanero ta cespugliosa)

Corotipo Ginestra comune

Europea

Diffusione Ginestra comune

Cytisus scoparius (L.) Link (fam. Leguminosae)

La ginestra dei carbonai è presente nelle isole britanniche, in Europa continentale e naturalizzata in America settentrionale, in Sud Africa ed in alcune regioni asiatiche. Predilige terreni silicei o, comunque, decalci cati, presenti nelle radure, in luoghi a mezz’ombra e boschi di collina. In Italia, è molto di usa nelle aree a clima sub-oceanico del Nord-Ovest e delle regioni centrali del versante occidentale, mentre è meno frequente lungo il versante adriatico. In Toscana e nell’alto Lazio è presente dal piano basale a quello montano inferiore (0-1000 m, raramente no a 1400 m s.l.m.). Sull’isola d’Elba questa specie compare nelle radure e lungo i sentieri intorno ai 400 m no nel Piano Supramediterraneo. Sull’isola del Giglio si trova nelle parti alte dei rilievi, sui versanti freschi.

Caratteristiche botaniche citiso, ginestra dei carbonai – cytisus scoparius

Ginestra dei carbonai
Foto Ginestra dei carbonai

Arbusto di 0.60-1.50 m di altezza, a rami spigolosi, dritti, verde cupo, glabri, con alla base foglie picciolate e trifogliate e verso l’apice foglie semplici e sessili. I ori, portati alla sommità dei rami, hanno un calice bilabiato ed una corolla papilionata di color giallo-oro da cui fuoriesce lo stilo, caratteristicamente avvolto su se stesso, in forma di corno da caccia. Il frutto è un legume appiattito, vellutato, nero a maturità.

Coltivazione Ginestra comune

La specie è coltivata solo a scopo ornamentale. Sono disponibili diverse varietà caratterizzate da portamento più o meno compatto e da ori con colorazione variabile dal rosso al giallo. La fioritura avviene da maggio a giugno. È una pianta poco esigente, ma cresce meglio in terreni profondi, ricchi di sabbia e sostanze minerali, tendenzialmente acidi, senza ristagni idrici, riparati e luminosi. La parte inferiore di questa pianta tende a perdere le foglie.

Per evitare questo fenomeno e lasciare in questo modo i fusti coperti, dopo la fioritura può essere eseguita una potatura in maniera non troppo drastica sui rami dell’anno corrente no ad un accorciamento di un terzo della loro lunghezza. La semina viene impiegata di rado data la dormienza del seme; per questo motivo si usano talee prelevate in estate. Vanno presi rami giovani di 20 cm che devono rimanere in un substrato umido per almeno 7 settimane. Le piantine vanno, quindi, messe a dimora (primavera successiva), distanziandole tra loro di 70 cm.

Micropropagazione Ginestra comune

Questa tecnica è stata adottata sulle piante di ginestra appartenenti a generi di erenti (Cytisus scoparius, Spartium junceum). Per la micropropagazione in vitro, può essere utilizzato il seme come espianto iniziale, che deve essere pretrattato per interrompere la dormienza; un trattamento ritenuto e cace è con acqua a 90°C per 10 minuti. Successivamente i semi vengono messi su un comune substrato di crescita.

Con lo sviluppo dei primi germogli vengono prelevati gli apici vegetativi oppure le piccoli porzioni aeree, private delle radici e poste nel mezzo di moltiplicazione; tale mezzo contiene citochinine (BAP) e gibberelline (GA3) come toregolatori di crescita. La rizogenesi può essere effettuata in vitro mediante utilizzo di composti auxinici quali IBA e IAA. Il protocollo messo a punto permette un’elevata produzione di piantine in tempi brevi.

Per indurre la rizogenesi nelle talee verdi del fusto già cresciuto sono utilizzati toregolatori auxinici; le migliori percentuali di radicazione sono ottenute con un trattamento di 3 ore di NAA.

Organi della pianta utilizzati Ginestra comune

Parti aeree.

Composizione chimica e principi attivi Ginestra comune

Le foglie e i rami presentano diversi alcaloidi di tipo chinolizidinico (0.8-1.5%), principalmente sparteina (circa l’1%) insieme a lupanina e altri derivati, oltre che a avonoidi e amine biogene (0.1%; tiramina, tirosina, L-dopa e derivati). La sparteina è una sostanza liquida, di sapore amaro, altamente tossica. Il ore presenta un più basso contenuto di alcaloidi (0.3% in sparteina), ma un più alto contenuto di tiramina (oltre il 2%).

Proprietà e usi Ginestra comune

Usi medicinali

Presenta attività antiaritmiaa, con caratteristiche che ne delineano l’uso come cardiotonico nelle disfunzioni cardiocircolatorie. Anche il ore ha qualche applicazione, limitata all’omeopatia, sotto forma di succo ottenuto dalla droga fresca.

Usi indesiderati

Presenta controindicazioni nei soggetti ipertesi, a causa del contenuto in tiramina, specialmente se somministrata contemporaneamente a MAO-inibitori; inoltre, le popolazioni asiatiche e africane mostrano una particolare sensibilità poiché non sarebbero in grado di metabolizzare rapidamente la sparteina, determinandone un accumulo tossico. Il ore mostra molteplici controindicazioni, dai problemi cardiocircolatori all’attività renale. Viene sconsigliato durante la gravidanza.

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https://www.spaziopiante.it/ginestra-dei-carbonai-cytisus-scoparius/feed/ 0 Ginestra dei carbonai Foto Ginestra dei carbonai