Corbezzolo – arbutus unedo l. – alberi da frutto

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corbezzolo

Corbezzolo Pianta

Indice

Corbezzolo Pianta chiamato anche arbutus unedo è tra le piante da giardino sempreverdi in autunno arriva al suo apice dello splendore: nella chioma verde spuntano frutti rossi.

Arbutus unedo L. (fam. Ericaceae)

Stiamo parlando del corbezzolo specie sempreverde e perenne originaria del Mediterraneo

Forme biologiche

P-scap (Faneroita arborea)

Corotipo

Steno-mediterranea

Ambiente

Macchia mediterranea

Difusione

Il corbezzolo è una pianta tipica della macchia mediterranea, molto diffusa nel Mediterraneo Occidentale (europa meridionale, Africa settentrionale, Asia occidentale), sulle coste atlantiche dell’europa Occidentale e nelle coste meridionali dell’Irlanda. In Italia è presente in quasi tutte le regioni. Si ritrova in tutto l’Arcipelago Toscano e, anche se predilige le esposizioni umide, fresche e ben illuminate, sopporta la siccità estiva su pendici aride e rocciose. All’elba si trova nella macchia, della quale è tipico componente, accompagnato al leccio, al lentisco, all’erica arborea o scoparia ed altre specie.

Caratteristiche botaniche

corbezzolo
corbezzolo immagini

Il corbezzolo è un arbusto o piccolo albero sempreverde alto 5-6 m (a volte fino a 10 m) di grande longevità, con foglie grandi, ovali, coriacee, appuntite e a margine dentato. I fiori bisessuati sono bianco-cerei, pendenti in piccoli grappoli terminali e provvisti di corolla lanceolata con 5 denti brevi. La fioritura avviene da ottobre a dicembre e l’impollinazione è entomoila; il frutto è una caratteristica bacca rosso-arancione, granulosa, di 1-2 cm con la polpa gialla edule, che diventa rosso scura a maturità e che presenta molti semi. Fiorisce e fruttiica contemporaneamente dato che i frutti provengono dai fiori dell’annata precedente.

Coltivazione

La pianta viene utilizzata a scopo ornamentale in parchi e giardini per il colore rosso intenso dei frutti, per i fiori bianchi raccolti a grappoli ed, anche, per il denso e lucido fogliame. Il corbezzolo pianta è una tipica scleroilla della macchia mediterranea e, pertanto, si adatta bene ai climi caratterizzati da estati calde e aride. Vegeta ad altitudini comprese tra 0 e 800 metri s.l.m. e può resistere ino ai -15°C, ma teme gelate precoci o tardive, in particolar modo se accompagnate da vento. Predilige aree soleggiate o in parziale ombra e tollera i venti salmastri. È una specie acidoila, che cresce bene su terreni ben drenati, ma si adatta anche a terreni calcarei e argillosi. Ha una notevole resistenza all’aridità, anche se una carenza idrica all’inizio della fioritura può provocare una cascola dei fiori. La sua spiccata capacità di ricaccio è data dalle numerose gemme dormienti situate a livello del colletto. Si può propagare per seme previa macerazione dei frutti maturi necessaria per la separazione della polpa. Questa operazione viene fatta con l’immersione dei frutti in acqua per diversi giorni e successivo setaccio. Per rendere la germinazione simultanea, si può eseguire una stratiicazione in substrato umido a 5°C per 20-60 giorni, anche se la germinazione può avvenire dopo 30-40 giorni una volta raggiunta la temperatura ottimale di 20°C. La semina in vivaio può essere effettuata sia in autunno che in primavera. Si hanno molte perdite con il ripicchettamento e nei trapianti perché la pianta non presenta molte radici, ma poche e di grandi dimensioni. Le piantine sono, infatti, molto fragili e vanno ombreggiate d’estate e protette d’inverno. Per la propagazione per via vegetativa, invece, si utilizzano talee semi-legnose prelevate a giugno. Senza ormoni rizogeni la percentuale di radicazione è del 30%. Le talee possono essere soggette ad avversità fungine, sia durante la radicazione che dopo. Si possono eseguire, inoltre, propaggini, margotte e divisione dei polloni. esistono numerose avversità che possono danneggiare il corbezzolo albero: Alternaria sp. che causa sulle foglie aree necrotiche circolari con alone rossastro; Septoria unedonis, che causa maculature internervali e sui lembi fogliari. Altre maculature fogliari sono dovute a Phyllosticta fimbriata, Didymosporium arbuticola, Seimatosporium arbutii e Mycosphaerella arbuticola. Si possono, inoltre, avere attacchi da antracnosi, cancro e marcescenza dei frutti. Tra gli insetti nemici del corbezzolo ci sono gli afidi, la cocciniglia e le larve di lepidotteri (Tortrix pronubana e Euproctis chrysorrhoea).

Micropropagazione

Questa tecnica si avvale dell’uso di piante madri selezionate, da cui vengono prelevate le gemme o piccole porzioni di fusto; questo materiale viene inizialmente lavato in acqua tiepida con detergente e qualche goccia di ipoclorito di sodio e successivamente un breve passaggio in etanolo al 70%. La fase sterilizzante vera e propria prevede l’uso di ipoclorito di sodio per almeno 20 minuti con l’aggiunta di detergente e quindi un lavaggio con abbondante acqua sterile. L’espianto iniziale, privato delle foglie e trasferito su un mezzo di colture basale (MS), può essere mantenuto al buio a temperatura ambiente in modo da favorire lo sviluppo di gemme eziolate, più facili da mantenere sterili e per la minore insorgenza di degenerazione. Infatti, la vera fase critica della propagazione del corbezzolo albero, è la manifestazione di senescenza e di degenerazione dei tessuti nella fase di poststerilizzazione. Vari metaboliti, tra cui i fenoli, possono essere liberati alla base del germoglio; questi metaboliti, in presenza di luce, si ossidano e inibiscono il corretto assorbimento dei nutrienti dal terreno, portando così il germoglio alla senescenza. Per ovviare a questo problema si possono adottare diverse alternative quali l’aggiunta al terreno di coltura di un certa quantità di carbone attivo o di sostanze antiossidanti come l’acido ascorbico, l’acido citrico o il polivinilpirrolidone. Questa fase di adattamento in vitro può durare fino a 3 mesi, con la comparsa di nuovi germogli, che si diferenziano alla base di questo o dall’ascella delle foglie. Ha così inizio la fase di moltiplicazione dei vari germogli ottenuti con trasferimenti su mezzo rinnovato ogni 3-4 settimane. Ciascun trasferimento consente l’ottenimento di un numero doppio di germogli; ognuno di questi può essere utilizzato come nuovo espianto per una successiva subcultura. L’aggiunta di zeatina (citochinina) può fornire i risultati colturali migliori, producendo un tasso di moltiplicazione di quattro germogli per espianto. La radicazione in vitro può essere diicoltosa ma addizionando NAA e IBA (auxine) al terreno agarizzato si ottiene un ottimo risultato. La successiva fase di acclimatazione è molto delicata; dopo aver rimosso l’agar con acqua tiepida di rubinetto, le piante radicate vengono immerse in una soluzione fungicida (Benlate) e poi trapiantate in recipienti contenenti una miscela di sabbia e terreno in rapporto 1:1 (precedentemente sterilizzati) e coperti con plastica per mantenere un alto grado di umidità; la copertura viene poi tolta gradualmente per adattare le piante ad una percentuale di umidità tipica della zona di impianto in campo.

Organi della pianta utilizzati

Si utilizzano le bacche e le foglie.

Composizione chimica e principi attivi

Contengono tannini e il glucoside idrochinonico arbutosina (bacche) oltre a diversi glucosidi iridoidi e tannini (foglie).

Proprietà e usi

Usi medicinali

Ha proprietà astringenti, leggermente diuretiche e disinfettanti e l’infuso è ritenuto utile nelle iniammazioni intestinali. Nell’Arcipelago Toscano i frutti freschi, o in alternativa le marmellate e gli sciroppi, vengono assunti come astringenti intestinali;

Usi alimentari

Con i frutti si preparano marmellate. I fiori sono ricchi di nettare e per questo motivo sono intensamente visitati dalle api, se il clima non è già troppo freddo; dai fiori di corbezzolo si ricava dunque l’ultimo miele della stagione, pregiato per il suo sapore particolare, amarognolo e aromatico. I frutti si usano anche per aromatizzare la grappa.

Curiosità

Secondo Plinio il Vecchio il nome deriva dalla contrazione latina unum edo, ossia, ne mangio uno solo, riferito alle caratteristiche astringenti dei frutti.

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