Mentha requienii (Menta bistaminata)

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La Mentha requienii Bentham è una piantina di piccole dimensioni che si trova solo sull’isola di Montecristo, Sardegna, Corsica e sull’isola di Caprera e Maddalena; una sottospecie di M. requienii è stata identi cata anche a Capriaia, dove viene chiamata “bistaminata” per alcune di erenze nel ore rispetto alla specie originaria, in particolare una riduzione nel numero degli stami e dei lobi corollini. A Capraia inoltre, sulle rive del Laghetto o Stagnone, unico invaso naturale dell’Arcipelago Toscano, cresce la menta romana o poleggio o pulegio (M. pulegium L.), la quale si trova anche nelle zone umide di Montecristo; sempre a Montecristo, nei letti dei piccoli corsi d’acqua di Cala Maestra si trova anche il mentastro (M. rotundifolia L.). La menta romana si trova anche sull’isola del Giglio, specie sul Poggio della Pagana o sul Poggio Terneti.

Forma biologica

H-scap (Emicripto ta scaposa)

Corotipo

Coltivata (M. x piperita L.)

Caratteristiche botaniche (Mentha x piperita L.)

Esistono più di 600 varietà di questa pianta erbacea perenne e rustica dai di erenti profumi. È così vigorosa da incrociarsi spontaneamente, dando vita a nuove varietà. La vitalità della menta è tale da renderla addirittura una pianta infestante. A seconda della specie a cui appartiene, una pianta di menta può essere alta da qualche decina di cm no a quasi un metro, o avere portamento strisciante.

Mentha requienii Le varietà erette vanno potate spesso per mantenere compatti i cespi e rinnovare la crescita, quelle striscianti sono perfettamente adatte alla formazione di profumati tappeti erbosi. Le foglie della menta sono ovali, più raramente rotonde, verdi, ma anche variegate con bordi crema o viola, sempre profondamente nervate. I piccoli ori, di color malva o lilla, sono riuniti in spighe apicali e sbocciano in estate. Le specie più conosciute, perché sono le più aromatiche, sono la menta verde e la menta piperita.

In particolare, la vera menta piperita (Mentha piperita L.) è un ibrido naturale tra M. viridis L. (mentastro verde) e M. aquatica L. Questa presenta un rizoma stolonifero e scapi eretti, rosso-violacei (piperita nera) oppure verdi (piperita bianca), tetragoni e ramificati. Le foglie sono opposte, brevemente picciolate, ovali e lanceolate, glabre, irregolarmente seghettate al margine, con venature color vedere malva, come gli steli, e ricoperte di una leggera peluria di colore verde brillante. I ori, che spuntano all’apice degli steli, sono raccolti in spighe terminali di forma conica, che fioriscono a partire dal basso verso l’alto. Durante l’estate produce ori piccoli, di colore bianco, rosa o viola. Il tetrachenio è costituito da quattro cocchi lisci. Essendo un ibrido, è sterile e si propaga solo per via vegetativa. Questa è la menta più profumata dal sapore forte e penetrante, ne basta una piccola quantità per aromatizzare i piatti.

La menta verde (M. spicata L.), detta anche menta dolce, invece, ha ori viola, foglie arrotondate prive di peluria di color verde-grigio brillante e molto odorose.

Coltivazione (Mentha x piperita L.)

La menta è una coltura erbacea da rinnovo pluriennale, anche se è preferibile una durata non superiore al biennio per la difficoltà del controllo delle infestanti. Ha una notevole attitudine pollonifera, per cui sono di cili le lavorazioni inter la; una tecnica di usa in USA prevede, alla ne del primo anno, in autunno, l’interramento delle piante con un’aratura superficiale così da avere nell’anno successivo un prato con minore formazione di stoloni. Per questi problemi alcuni consigliano la coltura annuale, poiché, anche se aumentano i costi dell’impianto, è possibile ridurre l’elevato impiego di manodopera con la meccanicizzazione dell’estirpo degli stoloni e successivo trapianto. La preparazione del terreno prevede un’aratura di 30-35 cm ed eventualmente di interrare una buona dose di letame, seguita dalla preparazione del letto di semina. La coltura è particolarmente esigente in potassio e azoto; al momento dell’impianto si consiglia la concimazione fosfopotassica con 100- 120 kg/ha di P2O5, e 150-200 kg/ha di N, da somministrare in parte alla semina e in parte in copertura dopo il primo sfalcio. L’impianto può essere e effettuato in autunno/ ne inverno, impiegando gli stoloni di circa 15 cm oppure con piantine già formate di 5-10 cm in tarda primavera; l’uso di stoloni assicura però un maggiore attecchimento. La profondità d’interramento degli stoloni è di 10 cm mentre le distanze ottimali sono di 40-50 cm inter la e10-15 cm intra la, in modo da ottenere un investimento di 15-20 piante/m2. Nel caso l’estate sia siccitosa, è importante intervenire con frequenti irrigazioni, talvolta necessarie dopo il primo taglio per favorire una rapida ripresa e garantire un buon secondo taglio. Nei primi stadi della coltivazione è bene tenere sotto controllo le infestanti e attuare finché possibile, sarchiature meccaniche inter la; tra le infestanti più problematiche vi è l’Artemisia verlotorum, che ha stoloni simili a quelli della menta e quindi facilmente confondibili al momento dell’impianto. Un rimedio per un più e cace controllo nei nuovi impianti è la propagazione per mezzo di piantine fogliate. Il tempo balsamico per la raccolta varia in base alla destinazione della produzione: per l’erboristeria prima della fioritura mentre per la distillazione, in piena fioritura.

Micropropagazione

Un metodo semplice di micropropagazione da espianti nodali e germogli apicali è riportato per diverse specie di menta. La fase di sterilizzazione può prevedere un lavaggio di 5 minuti anche con prodotti antifungini (Bavistin 0.1% p/v) e quindi un normale protocollo con passaggi in etanolo (70% v/v) per 5 minuti e successivamente 10 minuti in una soluzione di ipoclorito di sodio (1% v/v) contenente anche il detergente Tween-20 (0.015% v/v) a cui fa seguito un abbondante lavaggio in acqua sterile. Un’elevata proliferazione di germogli è ottenuta da questi due espianti su un terreno di coltura di MS integrato con varie concentrazioni di BAP (1-4 mg/L) e kinetina (1.0-4.0 mg/L). Il numero maggiore di germogli è raggiunto con espianti nodali trattati con solo BAP (3 mg/L). Un mezzo più semplice può essere costituito dall’utilizzo di gemme ascellari prelevate da giovani piantine ((3 settimane) e messe a crescere sul solo mezzo MS addizionato con tiamina (2 mg/L) e saccarosio (2% p/v) e gli apici vengono posti a proliferare su provette (25 × 150 mm) dotate di cotone sterile. Il mantenimento viene effettuato in celle climatiche con adeguata temperatura (26/22°C giorno/notte) e fotoperiodo (16 ore luce) con una irradianza di 45 μmol m−2 s−1. La radicazione è effettuata utilizzando auxine IBA e IAA, a diverse concentrazioni, in funzione della specie (IAA, 0.5-2.0 mg/L); tra queste un’alta frequenza di proliferazione radicale viene raggiunta con un concentrazione di IBA di 1.5 mg/L. Le piantine radicate e trasferite in campo mostrano un tasso di sopravvivenza del 90-95% dopo 25 giorni.

Organi della pianta utilizzati

Si utilizzano le sommità orite e le foglie.

Composizione chimica e principi attivi

L’olio di menta contiene circa 85 sostanze; il principale componente è il mentolo (50-60%), a seguire il mentone (5-30%), esteri (5-10%), piccole quantità di cineolo e altri terpeni.

Proprietà e usi

Usi medicinali

L’olio di menta, ottenuto per distillazione delle sommità orite appena raccolte di menta piperita, riduce la contrazione di diverse sostanze spasmogene, quali acetilcolina, istamina, serotonina e sostanza P; quest’olio agisce rilasciando i muscoli lisci gastrointestinali e inibisce l’eccitabilità dei nervi enterici. Per questi motivi può essere utilizzato per le coliche del tratto gastrointestinale superiore, del tratto biliare e per la sindrome dell’intestino irritabile (SII).

L’olio essenziale presenta anche attività decongestionante e balsamica ed entra nella composizione dei preparati per inalazione e gocce balsamiche.

Usi veterinari

Il decotto preparato con le foglie viene utilizzato per frizionare il pelo degli animali a scopo antiparassitario

Usi alimentari

Le foglie fresche o essiccate si utilizzano per aromatizzare diversi piatti, tra cui risotti, insalate e macedonie; vengono persino aggiunte al tè per conferire un sapore delicato e caratteristico.

Effetti collaterali

Negli studi clinici la frequenza media dell’insorgenza degli e etti collaterali è dell’20%. I principali e etti collaterali descritti sono bruciore di stomaco, bruciore perianale, visione o uscata, nausea e vomito. L’olio essenziale inoltre può determinare allergie a causa del suo contenuto in mentolo.

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